sabato 20 ottobre 2007

Stephen - Enigmi

Ancora una volta, ancora un'altro sogno, ancora con Rey.
Ma questa volta era un po' diverso, Boston assomigliava più a un'enfatizzazione della sua immagine reale, tutto era portato all'estremo: le proporzioni, le misure, la velocità, l'oscurità.
E poi era abitata, non so da cosa ma era abitata, c'erano delle creature, forse degli spiriti...
Inizio a pensare che quello che ho letto su quel libro di spiritismo in biblioteca sia vero, forse ho veramente viaggiato nel mondo "Sotterraneo" e in quello reale contemporaneamente. Ma cosa mi ha risbattuto a calci in culo nella realtà, in mezzo a una strada di Boston invece che nel mio letto...Era qualcosa di grosso e incazzato tipo un buttafuori ma molto più grosso e molto più incazzato.
Forse la mia mente inizia a vacillare, è così assurdo che anche Rey sia con me nei sogni e che interagisca con me. Cazzo un sogno è un sogno, non lo puoi condividere in tempo reale.
E poi arriva Harry dal nulla e insinua altri dubbi nella mia mente. Chi è questo harry?!
Ora si è messa anche questa storia delle sedute spiritiche, e l'ossessione di Jean per queste e come se non bastesse proprio oggi Mark si è rotto il ginocchio agli allenamenti di football.

"Ehi datti una mossa Stephen."
"Sì scusa mi ero perso un attimo nei miei pensieri."
"Certo che è veramente un posto da sedute spiritiche."
"Secondo me non faranno altro che fumarsi un sacco di cannoni."
"Beh sarebbe stato comunque interessante."
"Sei un fattone Rey."
"No, no, il Maestro è un fattone."
"Beh dire, hai visto come era messo oggi pomeriggio! Speriamo che non succeda niente a Jean, è un pazzo a incontrarsi da solo con quei tizi dopo che settimana scorsa hanno trovato quel ragazzo, un affiliato del maestro, morto annegato nel fiume...mi vengono i brividi solo a pensarci."
"Già è un pazzo, io tornerei più tardi a vedere che succede."
"Va bene, ma ora muoviamoci o arriveremo tardi alla festa."

martedì 16 ottobre 2007

Harry - Boston University

Harry osserva i due ragazzi in maniera distaccata, mentre la cenere della sigaretta cade verso il basso.
La Black Death brucia ad un ritmo troppo lento per una sigaretta, ma questo ai due non interesssa.
A loro interessa il perchè della presenza di Harry.
Harry vede i due e vede il loro respiro appannare lo schermo dell'illusione.
Loro sono immersi nell'illusione fino al midolo.
Credono che la piscina sia reale, che il corridoio sia reale, che la vita sia reale.
"Quante cazzate" pensa Harry.
Harry non crede a nulla, Harry sa la verità.
E sa che Stephen sta pensando a lui, a lui e a Rey.

"Ma chi diavolo è questo tizio? Cosa ci fà qua?
Ecco l'ennesimo mistero, da quando ho conosciuto Rey non ho incontrato altro che misteri: la morte del ragazzo, lo strano problema con la lettura, l'incapacità di discernere tra la realtà e il sogno...i sogni.
Rey mi nasconde qualcosa, è palese e questo tizio deve centrare in qualche maniera con i suoi traffici, tutti e due non parlano del proprio passato, del loro ruolo nella società, sviano sempre le domande e parlano sempre di "cammino".
E poi come cavolo fa Harry a conoscere il mio nome?
Rey dice di non avegli mai parlato di me eppure lo sa.
C'è sotto qualcosa."

Harry lascia i due senza dare spiegazioni della sua presenza.
Rey e Stephen si osservano per un attimo stupiti.
Poi nel corridoio appare Jean.
"Avete visto un tizio passare di qui?" chiede.
Ancora una volta, il passaggio di Harry lascia nuove domande.

lunedì 15 ottobre 2007

Boston University

Per Rey e Stephen la vita è abbastanza lineare.
Stephen si sveglia, Rey si sveglia.
Stephen fa colazione, Rey fa colazione.
Stephen segue la lezione, Rey segue Stephen.
Non per particolare affinità o amicizia, solo è la sua missione, e Rey si impegna a svolgerla.
Forse in questi giorni si è chiesto anche lui il perchè del sogno, forse si è dato una risposta "saggia" e "logica"; forse no, ci ha pensato e ha detto "magia".
In fondo Rey ci crede.
E Stephen? Lui in cosa crede?
Crede che la sua vita sia lineare.
Non sa quanto si sbaglia!

Oggi Rey e Stefhen hanno una festa in piscina.
Marc ha insistito, loro hanno accettato.
La confusione però non fa per Stephen, così in breve è in un corridoio semideserto a cercare un pò di pace, Rey è con lui; la missione lo impone.

Harry sa che Jean è in piscina oggi.
Harry sa quasi tutto.
Jean non sa che Harry è li, nessuno può sapere dove sia Harry, a meno che sia lui a volerlo.

Nel sorridoio semideserto i due parlano delle solite cose.
Stephen vede l'uomo con la Black Death accesa in fondo al corridoio, ma non ci fa particolarmente caso.
Rey, invece, vede Harry e per un attimo torna a New Home.

Stephen pensa che la sua vita sia lineare.
Non sa quanto si sbaglia.

venerdì 12 ottobre 2007

Toumas

L’uomo scende dalla macchina, poco lontano, nascosto dentro una cabina del telefono Toumas osserva la scena.
“Potrei farci qualche soldo con quel vecchio catorcio, sicuro non ha neppure l’allarme.” Pensa, mentre osserva il figuro allontanarsi nella pioggia.
In breve tempo le mani sapienti di Toumas stanno già armeggiando con i fili dell’accensione.
“E dai parti” impreca a bassa voce, mentre con un occhio tiene d’occhio la strada.
“A fottiti.” chiude lo sportello con un calcio.
“Niente soldi, sicuro era rotta!”
Dopo due passi Ha già dimenticato la fallimentare impresa.
Toumas è così, non ha più rimpianti.
Per nessun motivo si permetterebbe di averne.

Butta il cappotto su una sedia, nell’atrio della vecchia casa.
“Sam! Dove cazzo sei?” urla, mentre prende una birra dal frigo.
Nessuna risposta.
Girovaga per le stanze, ormai svuotate dal banco dei pegni, cercando suo fratello.
Lo trova sdraiato sul divano, con gli occhi sbarrati e un sottile sorriso sulla faccia.
Sul tavolino di fronte a lui la siringa fa bella mostra di se.
“Porca troia, ancora che ti spari quella merda?”
“Dio – pensa Toumas – almeno la facessi finita una volta per tutte.”

Mentre si sdraia sul letto sente i rumori di suo fratello che torna alla vita.
“Tom ce li hai dieci dollari?” rantola una voce da fuori la porta.
“No Sammy, finiti tutti.” risponde Toumas con un sospiro.
Suo fratello non risponde.
Una frase a sera, è questa la prassi, la seconda gli costerebbe troppo sforzo.
La porta di casa si apre e si chiude subito dopo.
Toumas si gira nel letto e mentre si addormenta ripensa alla prigione.