venerdì 12 ottobre 2007

Stephen - Sogni

Non sono un cacasotto, ma...avete presente quelle teche dove si mettono gli insetti per catalogarli, con tanto di nome in latino?
Ecco quello scarafaggio era parte di una teca del genere e solo Dio sa quanto era Morto, Morto con la M maiuscola.
Credo che fu in quel momento che la mia mente cedette e il sogno si trasformo in follia: corsi fuori in strada seguito a ruota da Rey e iniziai a correre senza una meta, vidi un supermercato e ci entrai, iniziai ha rubare e sfasciare, mi imbrattai anche di vernice il braccio. Continuai per un po' fino a quando, mentre io Rey stavamo per andarcene, vidi di nuovo qualcosa di incredibile e abominevole:
reparto pescheria, banco del pesce fresco, i pesci, i pesci si muovevano come vivi, alcuni non avevano nemmeno la testa eppure si muovevano come fossero stati appena pescati. Non resistetti, la nausea mi assalì, vomitai e presi a fuggire prendendo una bicicletta.
La pazzia prese la mia mente, pensai l'indicibile:
"Se animali e insetti morti riprendono vita sarà così anche per gli uomini".
Iniziai a pedalare il più velocemente possibile verso il cimitero, Rey mi inseguiva capì le mie intenzioni e provò a bloccarmi: mi fece cadere dalla bicicletta e mi disse che era una follia, che al cimitero avremmo solo incontrato la nostra fine. Io gli dissi che era un sogno, e mentre discutevamo irruppe sulla scena una creatura grottesca, doveva essere un cane ma la povera bestiola era stata schiacciata da un auto, eppure si muoveva, fu l'ennesimo colpo che incrinò in modo definitivo la mia sanità mentale.
Insistetti per andare avanti nonostante tutto e alla fine costrinsi Rey a seguirmi. Quando arrivammo al cimitero trovammo il cancello chiuso, scavalcammo ma non vidi nessuno, cercai una camera mortuaria ma erano tutte chiuse. D'un tratto un'idea delirante mi attraverso la mente: l'ospedale, la avrei trovato l'obitorio e ciò che cercavo...
Inizia a correre a perdifiato verso l'ospedale, vi arrivai dopo alcuni chilometri, completamente senza fiato e con le gambe indolenzite.
Giungemmo infine alla porta dell'obitorio. Una porta strana, blindata, con la maniglia solo sul lato esterno. Con molto coraggio e altrettanta follia mi spinsi sulla soglia e chiesi a Rey di tenere aperta la porta.
Entrai, feci alcuni passi e accesi la luce: la sala era vuota, ora avrei guardato all'interno delle celle frigorifere.
Mi mossi in direzione di quest'ultime ma quando arrivai al centro della stanza la luce si spense e la porta si chiuse, mi sentii precipitare nel vuoto...un'istante dopo riaprii gli occhi, ero sul mio letto, sudato fradicio, gli occhi sbarrati, il cuore che batteva all'impazzata. Era solo un sogno pensai...
Poi guardai il braccio: era sporco di vernice.

Dean

Piove.
E’ una pioggia pesante che si riversa tra le pieghe dell’abito scuro di Dean, l’acqua scorre lungo il suo corpo quasi indifferente avvolgendolo nella sua fredda stretta riversandosi sulle mani, sporche di olio di qualche motore aggiustato di recente, per poi gocciolare a terra.
Dean raggiunge la sua auto in un parcheggio desolato e silenzioso nella notte.
Gli occhi di due tonalità diverse come quelli di un cane selvaggio delle nevi, brillano sotto la luce fievole di un lampione.
Una voce confusa riecheggia nella sua mente in una lingua impossibile, ma non importa, ormai non ci fa più caso, come se fosse parte di lui.
Entra in auto.
Gira le chiavi.
Non parte, riprova.
Niente.
"Ancora, cazzo!" impreca in un sussurro.
"Sarà ora di buttarla" pensa.
Non ha voglia di aggiustare il problema.
No, non stanotte.
Torna a casa a piedi, chissà chi erano quei tizi che la sera prima aveva ritrovato sulla soglia di casa, erano particolari, come se li conoscesse da sempre...
...non importa...
La notte è interminabile, a Denver non c'è anima viva per chiedere un fottuto passaggio.
Finalmente arriva a casa.
Fradicio.
Stanco.
Infreddolito.
...non importa...
Domani sarà un altro giorno, forse un giorno diverso.

Scritto da Manthys

giovedì 11 ottobre 2007

Crocevia

L'uomo della tavola calda lascia il piatto sul tavolo di Harry, senza neppure degnarlo di uno sguardo.
"Un tempo mi avrebbe leccato i piedi, adesso nessuno si ricorda neppure chi sono." pensa.
La bistecca non è male, anche se non serve a granchè.
Davanti a Harry, l'altro lo fissa compiaciuto.
"Sembra buona dice" con il suo modo di fare distaccato.
"Si, non è male" risponde lui.
"Perchè diavolo gli rispondo? Sa quello che penso..."
"La conversazione è un fatto di gentilezza - ribatte l'altro - non parliamo mai perchè davvero ci importa quello che gli altri dicono, la facciamo per farli sentire importanti."
"Credo tu abbia ragione" risponde mentre mastica un altro boccone.

Così simili tra loro e così diversi. Due uomini uno di fronte all'altro. Due nemici.

"Così te ne vai a Boston?" chiede l'altro mentre si accende una Black Death.
"Si. Me ne offri una?"chiede Harry mentre escono dal locale.
"Cerchi qualcuno?" chiede l'altro
"Forse."
Restano un pò a contemlare la strada, le macchine scorrono a destra e sinistra dell'incorcio, ognuna seguendo il suo destino.
"Ci vedremo là?" chiede l'altro
"Lo sai."
"Bhe, buon viaggio."
"Grazie" risponde Harry.
Lascia cadere la sigaretta a terra, poi va oltre.

Jack

bebebeppp.... bebebepp...... bebebepp......
Apre di colpo gli occhi, spegne la sveglia.
Ancora scosso si passa una mano sul volto sudato, e guarda che ora è, le 6.45.
Sospira, fissa il soffitto e ripensa a quel sogno che ormai lo viene a trovare tutte le notti...una strada...
due persone in una grossa macchina nera...
nell'altra corsia un furgone sbanda e si dirige direttamente sullamacchina nera...
nessun tempo di reazione
nessuna speranza
solo un immenso boato che si espande nell'aria.....poi più niente.
Quando finirà??? quando tutta questa storia potrà essere dimenticata? forse mai!
Guarda le pareti vuote della piccola stanza, spoglia di ogni minima comodità alla quale era abituato; la scelta è stata sua, solo sua, dal tutto al niente proprio come loro, proprio in un istante, solo che loro non hanno potuto scegliere, lui si.
Lui ha scelto...Si alza...fa qualche passo incerto... appoggia la mano alla parete per sorreggersi, sbadiglia, sente che le sue dita toccano un poster appeso.
Lo guarda.
Una fievole luce filtrando dalle persiane chiuse dell'unica finestra della stanza illumina il foglio di carta... il giovane sorride, e nella sua mente pensa "un giorno sarai mia!"
L'immagine di una grossa moto si "riflette" nei suoi occhi.
Fa ancora qualche passo e urta un grosso zaino appoggiato sul pavimento, uno di quegli zaini fatti apposta per una gita in montagna... un grosso zaino pieno di roba... pronto, forse già da qualche giorno, per essere usato, e poi dimenticato li... sa che oggi dovrà usarlo.
Allunga la mano... fa ruotare il pomello della maniglia... apre la porta....
click
la luce si accende, entra nel bagno e chiude la porta.

Scritto da Jey86